Carbon copy [Cc]

Copertina del libro Carbon copy [Cc]

Piombino, Edizioni Il Foglio
collana: Autori Contemporanei Poesia
formato: cm 14 x 20,5 in brossura
cod. ISBN: 978.88.76060.65.0
pagine: 100
euro: € 10,00 – distribuzione NdA
1a edizione giugno 2005
2a edizione aprile 2007
In copertina: Paola De Pietri, Senza titolo, 1993
Finalista del Premio Internazionale di Poesia Attilio Bertolucci (ediz. 2006) e semifinalista al Premio di Poesia San Vito al Tagliamento, sezione Editi, ediz. 2006
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[Fwd: No Subject]

di Gian Maria Annovi
Nel film La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock lo spettatore sperimenta insieme al protagonista il panico e l’impotenza di essere testimone di un delitto di cui non si hanno le prove. Carbon Copy, che segna felicemente l’esordio poetico di Mariangela Guàtteri, genera nel lettore lo stesso senso di impotenza e voyeurismo coatto trasportato dallo schermo cinematografico a quello del personal computer. Nel lessico informatico, infatti, la copia carbone è un messaggio inoltrato a un altro soggetto, reso testimone di una comunicazione in cui non è attivamente partecipe. Chi riceve la copia del messaggio è a conoscenza solo dell’identità di chi lo invia e di chi lo riceve ma è impossibilitato ad accedere alle risposte pervenute al mittente. Come suggerisce anche la bella foto di Paola De Pietri scelta per la copertina, in questo libro ci si trova involontariamente implicati in una triangolazione comunicativa dove però la comunicazione si svolge a senso unico e prende forma di monologo: l’io-mittente e il tu-destinatario non si scambiano mai. Anche se trasposta in termini informatici questa è la condizione che da Petrarca in poi, caratterizza la forma lirica, con la differenza che mentre nel Canzoniere la morte di Laura è funzionale – e fictionale – alla creazione della persona poetica (ma lo stesso si potrebbe forse dire del Montale di Satura che si rivolge a Mosca) nel caso di Mariangela Guàtteri il «morto colle sue carni fresche» che apre la raccolta, oggetto delle violenze e forse dell’omicidio in cui il soggetto risulta implicato, non è occasione della scrittura ma verifica della possibilità stessa della dizione: «ne cavo una / 44 Magnum / e mi ispeziono la gola». È infatti il corpo-cadavere a ridisegnare gli oggetti domestici (tavoli, letti, stoviglie… una vasca da bagno che diventa scena dell’assassinio di Marat) ridefinendo la dicibilità stessa dello spazio/stanza – stanza come unità poetica – luogo del darsi intermittente della parola. Proprio sul concetto di interruzione si struttura l’intera raccolta: sia a livello del racconto interno, che procede per continue cesure e censure, creando un’atmosfera da «Scena del Crimine» con relativa indagine poliziesca in cui emergono inquietanti indizi; sia a livello formale, nell’uso di una sintassi che procede per blocchi, a volte evidenziati anche graficamente, spesso acefali o monchi di complemento e in una versificazione che alterna verso lungo e brevissimo, quest’ultimo vòlto ad interrompere – di parola-verso in parola-verso – il ritmo della lettura. L’interruzione domina inoltre il piano tematico, non solo in quanto figura dell’evento Assoluto (la morte che campeggia al centro di questa raccolta) ma anche perché è di «sentimenti / interrotti» che qui si parla, di una separazione, di una «partizione» che intacca corporalmente vittima e carnefice, totalmente intercambiabili nei loro ruoli: «con gli amanti si gioca / alle prede a turno». La stessa separazione che esperisce il lettore lasciato solo davanti alla testimonianza di una relazione («associazione a delinquere» erotica e comunicativa) a cui deve tentare di accedere («provaci tu a farmi un elenco di keywords»), colmando lacune e sondandone la verità, proprio perché il messaggio che gli perviene, non è autentico, ma una copia oscura: copia carbone. Il queste poesie (che l’autrice insiste a chiamare “cose”) qualsiasi residuo lirico, emotivo, e sentimentale, viene dissolto dalla messa in dubbio dell’autenticità stessa del messaggio che comporta l’interrogarsi sulla verità del soggetto, ridotto a oggetto d’indagine. Ciò è confermato anche dalla forte tensione autoptica di questa scrittura, che forse richiama proprio per l’immediato collegamento anatomico tra io e corpo gli esiti poetici più recenti di Florinda Fusco ed Elisa Biagini. Se con quest’ultima possono risultare comuni il sezionarsi anatomico di un corpo sottoposto a uno sguardo freddo e crudele e il richiamo a un universo chiusissimo, perimentrato dai confini della casa, Mariangela Guàtteri si distacca completamente da qualsiasi dimensione domestica che serva a ridefinire un immaginario femminile: lo spazio della casa è vissuto solo come «accampamento / fantasma delle cose / da fare», che esclude qualsiasi attività prettamente femminile («è vietato / l’accesso / ai ferri da maglia / n° 5») o domestica («mangio vivo il cibo dal frigo») fino al limite della noncuranza («le finestre / piene di foglie e di mosche»). Anche il gesto simbolico del cucire, tentativo fallimentare di riparare la partizione, l’interruzione tra i corpi, avviene con mezzi assolutamente sganciati da qualsiasi immaginario femminile: una cucitrice, una saldatrice… Non si tratta infatti di definire una nuova identità del soggetto ma di abbassarne la definizione, di sgranarne la consistenza («io che mi dissolvo / nel monoblocco bianco»), di sviare le tracce dell’io e delle sue violenze: «e i / broccoli freschi / sciolti // si sventrano / sulle piastrelle / cotte / fatte a mano // feroci / per tutto questo / sangue raccolto / e sigillato / nei tapper». La freddezza dello sguardo che osserva e spartisce gli spazi, gli oggetti e i corpi, memore degli esiti più crudeli della poesia di Antonio Porta, non ha più nulla di umano e si esercita in maniera asettica e anestetizzata («se non sento più niente / l’anestesia si è / autoprodotta»). L’occhio spalancato di questi versi è infatti una «telecamera / blindata» che procede per «flussi che restano interrotti», per frames apparentemente statici che ricordano le immagini deformate degli apparati di video-sorveglianza, la fissità discontinua di un occhio-webcam, o la bassa definizione di una video-sonda che penetra sin dentro al corpo per giungere a dare «uno sguardo / allo stomaco». Tutta la raccolta è pervasa dall’idea di un’introiezione orale dello sguardo che arriva a confondere esterno ed interno e concorre a creare l’inquietante stato di low definition del reale che percorre questi testi. Mariangela Guatteri, infatti, attraverso una scrittura asciutta, quasi allucinata nella sua precisione, toglie «le targhe dei nomi» creando qualcosa di molto simile a una realtà non ancora compiutamente reale. In essa, il soggetto nasconde le sue tracce, le sue impronte e la scrittura si fa «testimonianza d’assenze»: restano solo piste, solo indizi. L’io che scrive sembra letteralmente “farsi fuori”, quasi fuoriuscisse dallo spazio/stanza man mano che procede il suo tentativo di “far fuori” il tu. Ciò avviene principalmente attraverso una ricognizione chirurgica del proprio corpo alla ricerca della parola che lo abita («lascia che il corpo parli / che il ventre risponda alla lingua») e che ne riveli il destino («alluci / lobi / che mi dicono se / ucciderò mai qualcuno»). Gli inesausti esercizi di dissezione anatomica, la continua notomizzazione che il soggetto compie sul proprio corpo vivo, verificano la possibilità di resistenza a un crimine che avviene in realtà dentro di esso, perché corporalmente interna è l’alterità a cui si rivolge: «e io sono / con te dentro il corpo». Questa consapevolezza solleva solo parzialmente il lettore dal felice senso di apnea che sperimenta di fronte all’incisività di questi versi: quasi la sua impotente postazione di testimone lo rendesse complice del «disagio / metodico / osservato»: la scrittura.

performance e reading

Alcuni testi presenti nella raccolta Carbon copy [Cc]sono stati utilizzati per progetti performativi, reading ed eventi:

Le Toucher (eros tra arte e scrittura), Reading letterario multimediale su progetto e a cura di Enzo Campi, con Renato Degli Esposti e Giacomo Previ, settembre 2010

Lanscape poetico, performance per due autori/interpreti: suono e parola poetica, con 
Giacomo Previ, settembre 2009

Lanscape poetico, performance per due autori/interpreti: suono e parola poetica, con 
Giacomo Previ, agosto 2009

PARTIDIVERSI Performance per due interpreti, suono e parola poetica, con Cristian Sesena e alcuni interventi di Renato Degli Esposti, 2007

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