Giorgia Tsouderos e Mariangela Guatteri: domande e risposte su Tavola delle materie, il progetto editoriale Benway, Ex.it – Materiali fuori contesto

Domande e risposte

(Albinea—Atene, marzo 2017)

Mariangela Guatteri, Πίνακας των υλικών = Tavola delle materie. Μετάφραση της/Traduzione in greco: Giorgia Tsouderos. Colorno : Tielleci, 2018. – 1 φυλλαδιο/foglio ; ανοικτό μέγεθος φύλλου/formato aperto 48×33 cm. ; διπλωμένο μέγεθος φύλλου/formato chiuso 19,5 cm. (Benway Series – Φυλλαδιο/Foglio ; 10). 978-88-98222-37-7 : 10€

Giorgia Tsouderos — Il titolo “Tavola delle materie” (1) richiama in mente la Tavola Periodica degli Elementi che si imparava a scuola. Esiste davvero un legame semantico e mentale tra loro?
Mariangela Guatteri — La tavola periodica è una sorta di descrizione del mondo (2); l’idea di “tavola” mi riporta sempre all’immagine di un piano sul quale avviene una separazione: il Pianeta/la tavola geografica nel mito di Dioniso fatto a pezzi; il corpo/la tavola anatomica; la realtà/il libro e il suo essere stato in origine anche tavola incisa, tavola sulla quale il linguaggio opera, ad esempio.

GT — Qual’è l’idea forte da cui nasce la trattazione della scrittura nel tuo progetto?
MG — “Tavola delle materie” trae la sua materia prima da un libro (3); in una intervista apparsa su «Satisfiction» (4), a proposito di uno stato di non-necessità e impossibilità del linguaggio, dico:

“capita spesso che scriva di ciò che non ho vissuto, utilizzando le parole di un contemporaneo ai fatti e alle considerazioni che riporta. È un modo di mantenere visibile un credito di esistenza che risulta ancora non saldato. Ecco, direi, un documento dei crediti aperti.”

Questa è senza dubbio l’idea forte di quella parte del mio lavoro in cui utilizzo il prelievo testuale e anche del perché non mi interessa scrivere, ad esempio, finzioni letterarie.
Evito di azionare, col linguaggio, le leve emotive della memoria e della fantasia. In sostanza tento di mettere in campo parole di testimonianze di una realtà vissuta e osservata. Sento che è un senso di responsabilità a reggere tale atto di prelievo, ed è la responsabilità nei confronti di ciò che quelle parole-testimoni possono ancora e davvero dire: esistenze, condizioni umane, forme della realtà.
Quando ricompongo le testimonianze sulla tavola elettronica dello schermo cerco sempre il loro suono (e questo credo che sia l’aspetto lirico del mio lavoro, anche se scrivo in forma di prosa). Cerco il suono delle loro voci, un suono collettivo, corale, di un “corpo di realtà” che è ancora in movimento, sopravvissuto, presente. Con le tavole costruisco sempre delle geografie.

GT — Supponiamo che la scrittura, come anche la lingua possano materializzarsi nel contenuto particolare dei cinque sensi: la vista, l’udito, il tatto, il gusto, l’olfatto. Qual’è secondo te la particolarità e l’importanza di tale fusione per quanto riguarda la letteratura e la creatività letteraria ?
MG — Penso che si possa mettere in atto un processo di scrittura e renderlo percepibile senza scrivere una riga di testo, come ha fatto Pietro D’Agostino col libro «Carta da viaggio» (Tielleci, 2014. – Benway Series  7. ), un dispositivo in forma di libro che chiama in causa tempi e modi di scrittura e lettura diversi dall’usuale, e utilizza la reazione chimica della carta fotosensibile anziché il segno della scrittura.
Non è strettamente necessario che il coinvolgimento sia di tipo multisensoriale, o addirittura sinestesico, ma che tale coinvolgimento attenui i nostri modi distratti di stare al mondo.
La sinestesia è qualcosa che potenzialmente possiamo sperimentare ma che comporta il mettersi in un certo stato mentale.

GT — Si sente spesso il titolo di “autore mediatico” in riferimento alle nuove forme di scrittura sperimentale che attingono all’uso della tecnologia digitale. Credi che tale titolo sia opportuno anche nel caso del tuo rapporto con la scrittura?
MG — Le etichette non sono tanto funzionali, anzi, penso che siano ormai “contenitori” che generano colossali equivoci. Mi preoccupo di uscire da categorie che non ce la fanno più a collocare un oggetto artistico (in senso ampio) in qualche luogo che spesso si fraintende come certo ed esaustivo.
Oggi abbiamo a disposizione le tecnologie digitali, ieri e ieri l’altro Nam June Paik e William Burroughs, tanto per citare due autori molto conosciuti, avevano i monitor e le videocamere e i nastri magnetici, prima le forbici e la carta stampata… non credo che la questione della definizione del loro lavoro e del loro status autoriale derivasse principalmente dai mezzi utilizzati; piuttosto era importante comprendere la natura potenziale dei mezzi che impiegavano per riuscire a muovere la superficie soffice e più tramata del linguaggio. Questa consapevolezza o cognizione, già urgente negli anni Settanta, è necessaria per uscire dal condizionamento (percettivo, mentale) che l’uso inconsapevole e troppo libero dei vari media promuove. Realmente credo che sia necessario acquisire molta consapevolezza del proprio gesto artistico quando, soprattutto, si ha a che fare con mezzi di comunicazione di massa. Altrimenti la tecnica prevale sul contenuto critico, non ci si accorge che si perde l’efficacia del dispositivo (letterario, artistico) e si mette al mondo un artificio dilettantesco (su questo argomento ho pubblicato una riflessione (5) circa l’utilizzo dei media nella produzione artistica e letteraria).

GT — Esiste un collegamento tra il tuo interesse alla scrittura asemica e la tradizione della poesia visiva in Italia? C’e’ un rinnovato interesse a questa tradizione nel paese che aveva raggruppato i movimenti delle neo-avanguardie intorno alla poesia visiva? Mi riferisco agli esempi del Gruppo ’63 e ai nomi di artisti-scrittori come, Stelio Maria Martini, Emilio Isgrò, Giovanni Fontana, Ugo Carrega ed altri.
MG — Naturalmente lo sguardo sulla produzione che cancella o simula o nega o ritualizza il testo, è rivolto a certi autori, ma non è così diretto. In Italia è senz’altro ancora attiva una ricerca che muove da, e pratica, esperienze verbovisive, ma quello che mi interessa nell’ambito dell’asemic è la necessità di sperimentare in prima persona la tensione della scrittura verso uno stato di assenza, che è quello di una mente ferma, fuori dal movimento dei pensieri discorsivi o che arricchiscono di senso.
Non è sufficiente concettualizzare tale tensione asemica. Tento di trasformare allora, per dirla in breve, l’impossibilità di esistere al di fuori del nostro essere linguaggio in un’opportunità di ricerca e sperimentazione continua. Una reale e radicale trasformazione.

GT — Negli ultimi anni è anche nato il gruppo «Ex.it – Materiali fuori contesto» (6) di cui fai parte e sei tra i membri fondatori. Quali sono gli obiettivi e le attività di questo gruppo?
MG — Desidero precisare che «Ex.it» non è un gruppo ma nasce dall’incontro di alcuni autori interessati a confrontarsi con altri autori contemporanei, oltreché italiani, di area soprattutto francese e americana (ma non solo) il cui importante lavoro – riconosciuto all’estero – è poco tradotto e conosciuto in Italia. Fin dalla prima edizione – «Ex.it 2013» – sono stati invitati a contribuire anche autori che operano in un territorio non codificato dalle etichette critiche in uso nell’ambiente letterario, e che mettono sostanzialmente in azione processi di scrittura senza necessariamente usare la parola scritta, oppure forzandone i codici comunicativi per farla funzionare in una modalità diversa.
Nelle edizioni successive di «Ex.it» sono entrati progetti ulteriori sui vari linguaggi e riflessioni sul rapporto tra le grammatiche adottate. Ogni volta, persone ulteriori o differenti hanno partecipato alla cura degli eventi. Sono stati fatti interventi all’Università (Roma TRE) e pubblicati due volumi cartacei.

GT —Spero che l’evento di oggi possa costruire un ponte di collaborazione e di interscambio sulla tematica della scrittura sperimentale in Grecia e in Italia e in particolare tra l’Associazione non-profit “Labirinto: Culture e Civiltà Mediterranee” ed “Ex.it – Materiali fuori contesto” con i progetti editoriali Benway Series.

MG — Grazie Giorgia per questa opportunità di dialogo e riflessione, per questo ponte che, mi auguro, continueremo a costruire.

Il 18 marzo 2017 si è svolto ad Atene un Laboratorio interdisciplinare, interattivo e transnazionale sui materiali della scrittura (7) organizzato dall’Associazione Labirinto: culture e civiltà mediterranee.
In tale occasione Giorgia Tsouderos ha intervistato Mariangela Guatteri e ha tradotto in greco Tavola delle materie. Mariangela Guatteri, ha partecipato al laboratorio in videoconferenza.

Nell’aprile del 2018 esce Tavola delle materie in edizione bilingue italiano-greco, con la traduzione di Giorgia Tsouderos (Tielleci, 2018 – Foglio Benway 10).

Il 12 maggio 2018, Mariangela Guatteri, per Benway Series, partecipa al workshop epi-Grafie: il corpo delle parole – Le materie naturali della scrittura un progetto transnazionale dell’Associazione Labirinto su scrittura, linguaggio arti visive, e presenta al pubblico ateniese un progetto di traduzione di autori greci contemporanei.


Note, approfondimenti

1.

Tavola delle materie è una prosa breve, precedentemente pubblicata da Marco Giovenale (diyfferx, 2012) e tradotta in francese da Michele Zaffarano con la revisione di Marie-Ève Venturino, Table des matières, in «Nioques 14» (La Fabrique Éditions, 2015). Alcuni brani del testo sono stati tradotti in inglese da Berenice Cocciolillo, Table of matter [excerpt] in InVerse 2014–2015. Italian Poets in Translation (John Cabot University Press, 2015)

2.

Descrizione del mondo è anche il titolo di un bel progetto in rete di Andrea Inglese e al quale ho partecipato con alcuni contributi testuali e fotografici. Un frammento di Tavola della materie è stato utilizzato appunto come installazione nella mostra torinese che ha inaugurato il progetto di Inglese.

3.

Tavola delle materie trae la sua materia prima da un libro: sono prelievi da un testo enciclopedico: Efraimo Chambers, “Libro Libri Librai”, dal «Dizionario Universale delle Arti e delle Scienze» – Venezia MDCCXLIX – edizione fuori commercio, Marsilio, 1991.

4.

«Mariangela Guatteri. Scrivere è conservare la “presenza”» Intervista di Gianluca Garrapa, 6 febbraio 2017

5.

La cognizione del meccanismo e la grammatica ovvero la consapevolezza del potere del mezzo, pubblicata in versione ridotta e in due parti sulla rivista «L’Immaginazione» 289, 290, Manni 2015 e in versione integrale in «puntocritico».)

6.

C’è un sito che documenta l’operato di EX.IT e traccia, nell’About, il proprio percorso e le proprie motivazioni.

7.

“epiGraphs: the body of the words” Lab. An interdisciplinary and interactive call on Arts/Critical theory/Education. / Epi-Grafie: il corpo della parola. Laboratorio interdisciplinare, interattivo e trans-nazionale. I segni corporei della scrittura. I materiali della scrittura • Simboli e significati. Il testo stampato & le parole/graffette.
Sala mostre della casa editoriale Gavrilidis, Atene.
Nel corso del laboratorio,  Lettura in teleconferenza con Mariangela Guatteri
per discutere sugli aspetti sperimentali della sua scrittura. Presentazione del suo testo “Tavola delle materie” con traduzione consecutiva a cura di Giorgia Tsouderos.

 

Informazioni su mariangela guatteri

Scrittore e artista visivo, insegnante di Yoga e allenatore, è redattore di alcuni siti dedicati alla ricerca letteraria e artistica e co-curatore di una collana di prosa e poesia, oltre che di eventi e iniziative culturali. La sua ricerca indaga e utilizza ‘grammatiche’ dei vari linguaggi indipendentemente dai confini disciplinari entro i quali vengono solitamente recepiti e letti. L’indagine punta alla realtà e tenta di rilevare le modalità e i meccanismi condizionanti, per la mente e l’agire umano, in cui tanto il pensiero quanto il linguaggio sono fortemente implicati. § Tra le varie attività ha ricoperto per diversi anni il ruolo di docente presso la scuola pubblica, di consulente presso il Polo Universitario Reggiano e di imprenditore nell’area Information Technology. Ha pubblicato interventi teorici, riflessioni critiche, prose e poesie in riviste e libri. In ambito didattico ha pubblicato un libro di testo per la scuola superiore. § Nel 2011 ha vinto la XXV edizione del Premio Lorenzo Montano (raccolta inedita). Alcuni suoi testi sono stati tradotti e pubblicati in francese, inglese, serbo, greco e svedese. ☞ Bibliografia completa delle pubblicazioni di Mariangela Guatteri in Academia.edu [https://independent.academia.edu/MariangelaGuatteri/Bibliography]
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